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Clima gelido, molti colleghi si apprestano a entrare nella propria pelle, carcasse a tempo determinato, involucri del lavoro sottopagato. La mia mansione richiede concentrazione, eppure mi vengono in mente volti ed espressioni del tempo passato. Il lavoro da svolgere mi costringe a dirigere i pensieri e la mente su ciò che ho da fare. Sguardi fugaci tra colleghi e un torcicollo che mi limita leggermente nei movimenti della testa. La crisi economica ha invaso i nostri cervelli, le nostre azioni, i nostri sentimenti. La sentiamo sulla pelle, attorno a noi, ovunque ci sia comunicazione. Donne incinte aspettano che questi minuti di crisi passino e poter così partorire dei figli sani e spensierati. Una valanga di E-mail s’incrocia nella rete, grande cloaca del capitalismo selvaggio. Il capo dei servizi segreti sta annotando tutte le sciocchezze che gli vengono in mente. Da giorni sto’ pedinando il ventisei ottobre del 2009. I nostri pensieri non puzzano, ma i nostri escrementi ei i rutti che lanciamo nell’aria a nostra testimonianza, sì. Siamo i testimoni del nostro presente.

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