Preambolo

 

Oggi ho più tempo a disposizione per l’incontro di scrittura momentista e alle 17:00 guardo dal balcone la piazza con la fontana che sarà il luogo che ho scelto per quest’appuntamento di scrittura collettiva. Alcune mamme portano i figli a passeggio. Un ragazzo andicappato e dal passo incerto, sale in macchina. Una donna incinta ha un pancione che sembra debba scoppiare tra poco, tanto è grande. La fontana della piazza è un semplice getto d’acqua che esce dal pavimento piastrellato e cambia il proprio gettito d’acqua con il cambiare del vento. L’acqua fresca fa da contrappunto a una giornata calda e afosa, dal cielo un po’ coperto e l’atmosfera carica da temporale in arrivo. Bambini giocano con l’acqua della fontana che capricciosamente sgorga a modo suo.

 

Sono le diciotto e quarantacinque e ridò un’occhiata alla fontana dal terzo piano di casa mia. Non ci son panchine in piazza, ma solo dei grandi parallelepipedi in marmo grigio scuro. Alcune ragazzine bagnate fradice si divertono a camminare attraverso il gettito d’acqua che adesso sgorga abbastanza forte. Poi si asciugano con dei grandi asciugamani da spiaggia. Alcuni ragazzini attraversano la piazza in bicicletta e anche loro passano proprio dentro il getto d’acqua. Un altro gruppetto di giovani ragazze si è preso una pizza e se la dividono tra di loro. Una ragazzina sui dodici anni si diverte sul monociclo che riesce a tenere ben bene in bilico. Poi passa un’intera famiglia, due adulti e due ragazzine, tutti a cavallo anch’essi di un monociclo; ciascuno di loro ha un casco ed è vestito adeguatamente all’occasione.

 

Sono le 19:45 e sono sceso in piazza. Mi preparo all’appuntamento momentista. Sono entrato nella scena e mi siedo su un blocco di marmo, con lo sguardo rivolto alla fontana. Da qui, se guardo verso l’alto, posso vedere il balcone da dove, poco prima, osservavo la scena dall’alto. Ora sono nella scena e in casa è rimasta mia moglie che deve correggere delle documentazioni su delle opere architettoniche. Il cielo è ancora leggermente coperto. A quest’ora ci saranno ancora ventiquattro gradi. C’è ancora un po’ d’afa, ma anche qualche brezza di vento. Ora, dalla fontana, esce un’acqua molto fine che sembra una nuvola nebbiosa. Alle mie spalle c’è la fermata del tram e dell’autobus che sento arrivare proprio in questo momento. Mi giro e vedo un gruppo di ragazzi e ragazze che passano il tempo a chiacchierare tra loro. La palazzina grigio marrone dietro di loro ospita una banca e un ufficio della polizia. Alla fermata ci sono una ventina di persone che aspettano il tram per andare in centro. Tira aria da fine settimana. Le ragazze ben vestite mostrano corpi che ancora non hanno conosciuto le battaglie della vita. La carne scoperta delle braccia, delle gambe e della pancia, suscitano una percezione di vertigine che, come una forza magnetica, scaturisce dalla materia fattasi vita. In fondo al viale posso scorgere le colline della foresta nera e che fanno da sottofondo alla città. Le palazzine del quartiere sono quasi tutte fatte da tre piani, più mansarda. Ora il sole sta calando più velocemente e si avvicina l’ora dell’appuntamento di scrittura. La storia che mi si presenta non ha né  trama, né personaggi, è uno spaccato in un continuo che non c’è.

 

Ora sono le 20:17 e il rumore dell’acqua che batte sul pavimento sostituisce le lancette dell’orologio. Alle 20:18 la fontana cessa di sprigionare acqua. Una coppia con gelato in mano e cane al guinzaglio mi passa accanto.

 

Alle 20:19 controllo il mio respiro, che viene e va come passanti sul selciato. Ancora alcuni secondi, un tram che arriva e le 20:20 sono appena scoccate.

 

Sento tre motociclette, abbastanza rumorose, correre sulla strada sotto casa mia. Se mi concentro su ciò che scrivo, non posso seguire ciò che mi succede attorno. Giro pagina. La fontana ha ripreso a sputare una nebbiolina che esce tutta inclinata su un lato. Mi chiedo se non abbia la tubercolosi e sorrido del mio senso umoristico. Passa un papà che porta il figlio a passeggio, sento davanti e dietro a me un vociare confuso. Alcuni giovani aspettano il tram e due bambine un po’ grassocce e dalla pelle scura mi camminano attorno, forse incuriosite dal mio scrivere frenetico. Poi si siedono, parlando tra di loro, alla mia destra e mi lanciano qualche occhiata incuriosita. Sono loro le protagoniste di questa storia. Arrivano anche dei ragazzi in bicicletta e uno di loro ha un pallone; forse il fratello, perché anche lui di carnagione più scura. Un bel raggio di sole mi sfiora la fronte. Un gruppo di adulti gioca un poco più in là a “Petanque”: le bocce francesi. Ora la scena si fa più movimentata. Gli attori non mi abbandonano e ne improvvisano di tutti i colori, rendendo così la scena molto interessante. Ancora un minuto e calerà il sipario su questa fetta di eternità.

 

20:30

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