omeopatico per la chiesa

 

Il ristorante vicino al mare ci ha saziato e dissetati in buona compagnia, il personale gentile e il tempo primaverile da far invidia che ne pittura il sottofondo. Trofie al pesto, verdura cotta, un bicchiere di vino, acqua gassata e insalata che ho condito con olio e aceto, pepe e sale. Il caffè alla fine del pranzo di mezzogiorno ha chiuso la nostra eucaristia laicizzata. Dio ci ha dato, come ogni giorno, il nostro pane quotidiano e anche più del necessario, oltre al buon profumo di mare. Intanto, gli alfieri della chiesa cattolica colti da pedofilia maligna, sprofondano l’illibatezza della morale, fiore di battaglia di tutte le battaglie cui furono sacrificati guerre, torture, scomuniche e roghi purificatori. Il loro re, il papa tedesco, cerca di tenersi a galla e di salvare il salvabile del suo papato, come già fecero i suoi predecessori, cercando di minimizzare o di scusarsi al momento giusto per i fatti inoppugnabili. Le sue torri passano al contrattacco, evocando persecuzioni di tipo nazista. L’Italia clericale è agonizzante nella sua più splendida virtù, una morale perfida e bugiarda, cui lei stessa non crede più da secoli. Come quella bella pubblicità che ricordava agli italiani depressi e stanchi che: “Più ne butti giù e più, ti tira su!”, così, anche la chiesa, dopo ogni disfatta, si riprende e può vantare una candidezza ancor più linda, capace di far ingelosire qualsiasi detersivo a base di soda. Gli alfieri all’estero formeranno nuove legioni di legionari della morale cattolica ed eserciti di combattenti con lo scopo divino di ravvalorare la poltrona dorata e ingioiellata del re malconcio. I cavalli sproneranno a rifondarli e a battere terreno al fine di rafforzare le postazioni più vulnerabili. I pedoni ormai disorientati, ma umili e sempre pronti all’asservimento al clero e al re chiederanno forse la salvezza attraverso l’istituzione di una papessa, la regina del femminile, in una chiesa da sempre zoppicante a quella metà dal sesso sbagliato, in una chiesa cattolica che associa il potere a una divina manifestazione maschile. Ordino poi un alto caffè a mitigare omeopaticamente, come pure il rimedio “coffea”, gli esagerati stati emotivi euforici dovuti all’intravvedere l’inizio di una liberazione da una morale falsa e ipocrita; una liberazione che avrebbe potuto dare un altro corso al mio amico “Riccardo” che mai trovò quell’equilibrio necessario a superare i disagi dovuti all’educazione cattolica tedesca. Quale omeopatico per la chiesa ci sarebbe  il  rimedio “sincerità”!

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