Riscrittura di un racconto: Seduti
In città regnava il silenzio e l’ordine di sempre. Per le strade la gente camminava seguendo le proprie faccende giornaliere. Lui si affacciò alla finestra per guardare fuori, come faceva spesso, senza intenzione alcuna. Sui gradini dirimpetto alla sua casa vide un uomo e una donna, seduti, immobili. “Non sono gente di città”, si disse a voce alta. Poco dopo riguardò fuori dalla finestra: erano ancora lì, seduti, immobili. Prese a guardare fuori, ripetutamente, sempre più spesso, quasi seguendo la periodicità di un cronometro. Anche il sopraggiungere dell’oscurità lasciò indifferenti l’uomo e la donna. Restarono ancora lì, seduti, immobili. Pioggia e sole non bastarono ad allontanarli. Pareva che non avvertissero fame o stanchezza. Neppure incombeva loro di dover adempiere ad altra necessità. Non una parola, un gesto: nulla. Di primo mattino, Lui si affacciò alla finestra. Meccanicamente si strofinarono gli occhi, quasi volesse scacciare un sogno non ancora finito. L’uomo e la donna erano là, dove li aveva visti l’ultima volta, prima di andare a dormire. Alcuni vicini di casa gli chiesero se sapesse chi fossero e perché stavano lì, seduti, immobili. Le domande dei vicini aumentarono, anzi ora veniva gente anche dai quartieri più lontani e sempre si rivolgevano a Lui, a chiedergli notizie su quei due, che continuavano a sedere. Professionisti, operai, impiegati passarono di lì. E tutti che volevano sapere da Lui se c’era qualche novità. Il postino sembrava seguire un rito nel passare attorno a quei due per adempiere la consegna delle lettere. Decise di dover intervenire. “Andatevene altrove”, disse loro con la rabbia smorzata in gola. Indifferenti, senza alcun moto emotivo, rimasero lì, seduti, immobili. Vennero i poliziotti in pattuglia e se li portarono via. Ogni domanda o ragionamento non fruttava alcun effetto. La mattina seguente, Lui si affacciò alla finestra; aveva dormito bene e si sentiva peraltro ringiovanito. Poi si accorse dell’uomo e della donna che erano tornati a sedere davanti alla sua casa. Tornarono anche i poliziotti e gli fecero capire che lo considerava un problema unicamente suo, di Lui, anche perché le prigioni tracollavano, e al più, avrebbero potuto cacciarli da lì. Lui alzò le spalle indifferente e disse ai poliziotti di fare ciò che volessero. Giorni, mesi e anni passarono e l’inverno Lui morì, senza eredi cui lasciare la casa. Essa divenne di proprietà dell’amministrazione comunale che cercò di mandare altrove l’uomo e la donna. Poi seguirono le minacce di farli spostare dalle forze dell’ordine, ma, i cittadini si opposero e si rivolsero al tribunale di città. Ottennero che quei due potessero abitare la sua casa, ormai da qualche tempo disabitata. Vinsero e ottennero ciò che avevano chiesto. La mattina seguente all’insediamento dei due nella sua casa, avvenne un fatto nuovo. Ora tutti i cittadini sedevano sui marciapiedi della città, e parlavano tra di loro.