Vigevano II
Vigeva vano il mio spirito per le strade sassate o sotto le pergole della piazza. (Vigevano_01)
Mi addormentai sulle scale del castello per un tempo infinito.
Al risveglio ebbi gusto nel guardarmi attorno.
Era un giorno di Agosto.
Un anno come tanti.
Al bar i soliti clienti. La piazza piena.
Mi sedetti ai piedi del San Giovannino, solo.
Pensavo d'aver sognato per il troppo sole.
Ero affranto, forse disorientato, ma a Vigevano non sono mai nato.
Non ho più ricordi, non ho un passato e da oggi in poi voglio vivere attento.
Ah piazza, o gente, se la mente è stordita, l'uomo non ha pace.
Che anno è?
Quale guerra ha distrutto le tue case, le tue mura di periferia.
Dove sono i miei compagni, dove sono finiti i miei sogni?
Lungo il Ticino ho visto un sole che era lì da sempre e non aveva mai fine.
Faceva caldo e la vita era una sola giornata.
Un cane, una vecchia, e poi il cavalcavia all’ospedale.
Una corsa in macchina senza né meta né direzione, poi al castello dove c’è il teatro.
Tutto è blu, tutti vestono le tute degli operai, smunte, sporche, sbiadite.
Son corpi vuoti, involucri senz’anima, danze senza musica.
Ancora lì, seduto sul granito ai piedi del santo.
Mi chiedi da dove arrivo, ma io non so chi sono.